Alessandra Cascino

scrivo, leggo e correggo

DaD: Di quarantena e mamme che diventano maestre

La quarantena ci ha costretti a cambiare modo di pensare e modo di rapportarci alle diverse sfere della nostra vita, operazione difficile per gli adulti figuriamoci per i bambini, che in tutto questo però hanno mostrato di essere dei piccoli soldati jedi ubbidienti: "stiamo a casa con mamma e papà finché il virus passerà" - lo dicono, ci credono, se lo ripetono, parlano di una loro vita prima del virus e di quello che sarà quando il Corona andrà via, e i loro pensieri per noi genitori sono il carburante per andare avanti. In tutto questo, da Nord a Sud è toccato ripensare al ruolo della scuola di questi ragazzi, confinati in quattro mura, sebbene con tutti i loro comfort, ma per un tempo imprecisato e condizioni in continuo divenire. Un'operazione dovuta e ovvia per le classi di scuola primaria, secondaria e superiori, complicata per la scuola materna, scuola "del fare" per antonomasia. Qualche giorno fa in preda alla solita insonnia, leggevo un articolo sulla didattica a distanza o DAD per la scuola materna e mi sono sentita finalmente compresa. L'autrice, la dott.ssa Paola Marangio, psicologa, elencava le difficoltà di un insegnamento a distanza per i più piccoli, sottolineando l'impossibilità dei genitori di essere autorevoli come le insegnanti, ribadendo però la necessità di un'azione di questo tipo per mantenere vivo l'interesse dei bambini, mostrare la presenza continua e costante delle loro maestre, non farli sentire abbandonati. Per questo motivo,con l'ausilio della tecnologia, la psicologa invitava le insegnanti non solo a inviare consegne e attività, ma anche a videochiamare i propri alunni. Ho condiviso il contenuto di questo articolo su Instagram Stories e quello che ne è venuto fuori è stato sbalorditivo. Ho ricevuto 38 messaggi di mamme che come me hanno uno o più bimbi alla materna, tutte concordi nel sottolineare che le maestre stanno facendo un grosso sforzo cercando di lavorare in queste condizioni, ma potrebbero fare di più: personalizzando i messaggi, chiamando ogni tanto questi bambini. Nella realtà, la prassi in tutta Italia è che dai primi di marzo all'incirca, le maestre inviano tramite le rappresentanti attività e messaggi vocali o storie in video, ma non si mostrano. I bambini non sempre sono propensi a fruire di questi contenuti e i genitori si sentono frustrati perché in difetto. Difficile essere genitori h24 soprattutto se, oltre a lavorare, ci si deve anche trasformare in maestri. Eppure ci tocca. Chiara, Luisa, Romina, Piera, Roberta, mi hanno parlato di materne del sud da Roma alla Sicilia dove le maestre danno poche attività, ma concentrano il loro intervento in piccole videochiamate e videolezioni. Martina da Livorno, anche lei con un figlio all'ultimo anno di materna, mi racconta di pochissimi lavoretti all'inizio della quarantena e adesso solo video chiamate dove le maestre chiedono ai bambini cosa fanno e come stanno. Serena da Monaco di Baviera mi scrive che la scuola materna è chiusa e quindi i suoi due bambini non vedono né sentono gli insegnanti da allora, a casa lei gli fa fare altro, come può e gli ha creato due cassetti personali dove possano tenerci le loro cose: matite, colori, fogli e lavoretti... trovo sia una buona idea, certo, mai avrei pensato che in Germania non facessero proprio nulla. E ancora Yunia, dalla provincia di Como, mi dice che abitando in campagna e avendo una bimba neonata, riesce a far fare poco al suo bambino (al secondo anno di materna), soprattutto perché spesso c'è da stampare e non sempre si ha la possibilità, e in questo periodo a maggior ragione non potendo andare ad acquistare il materiale necessario con facilità. Però mi parla di videochiamate delle maestre in cui si vede l’impegno di stare vicine ai bambini, anche se non tutti riescono a partecipare. Giorgia da Milano dice che proprio in giornata avrà una riunione virtuale con altri genitori, per vedere il da farsi: le maestre mandano i lavoretti, ma sono totalmente assenti, vorrebbero chiedere loro di palesarsi. Farsi vive! "Riceviamo un vocale al giorno, ma 20 secondi non possono di certo sostituire la quotidianità diun’intera giornata”, dice Valentina da Gela. Sempre da qui, Roberta, mi scrive che anche le maestre di suo figlio si fanno sentire con videochiamate a tutta la classe, molto spesso prevale il lato emotivo dei bambini, c'è chi piange, si crea un gran caos e fare i lavoretti a casa o imparare poesie e filastrocche risulta difficile: "noi genitori non abbiamo la stessa autorevolezza e anche se ad Ale piaceva tantissimo imparare le filastrocche, adesso è totalmente demotivato". Idem Romina da Padova, anche lei nella mia situazione con Andrea che a settembre dovrebbe iniziare le elementari: “se gli chiedo cosa gli manca della scuola mi dice che gli mancano gli amici, gli manca quando andavano fuori, noi mamme per quanto propositive non avremo mai gli stessi metodi delle maestre”. Questo ultimo messaggio va al cuore del mio pensiero e delle mie preoccupazioni, ciò che ho potuto constatare infatti,dai diversi pareri ricevuti, è che ad essere più impensierite siamo noi che coi nostri bambini a breve faremo ingresso alla scuola dei “grandoni”, senza aver potuto godere dell’ultimo anno di gioco,della spensieratezza tipica dell’infanzia, senza la loro cerimonia da Remigini, quella che attendonodall’anno scorso, quando hanno visto i loro compagni più grandi sfilare in quel rito di passaggio che da bimbi dell’asilo li avrebbe portati in prima elementare. Ma non manca la voce delle maestre, tra tutti i messaggi ricevuti, in tre mi hanno mostrato il loro punto di vista differente. Tutte concordano con la difficoltà che questa quarantena ha portato: ripensarsi in quattro e quattr’otto da insegnanti reali a virtuali, non è facile, ma comunque ci si prova. “Non tutti i genitori sembrano interessati ai materiali inviati, si trovano in difficoltà con lo smart working e anche pensare a supportare i loro bambini con lavoretti vari non è sempre possibile”, dice Giusy da Torino. Tiziana, da Palermo, mi dice che lei e le sue colleghe hanno creato una piattaforma su cui caricare i lavoretti, ma nessun genitore ha caricato qualcosa. Su tutte però mi ha colpito il messaggio di Anna, insegnante della provincia di Roma: “noi utilizziamo whatsapp per le comunicazioni generali, per la privacy la scuola non consente di utilizzare canali come questi per comunicare coi genitori e i bambini, ma data la contingenza speciale che la quarantena ci ha imposto, io e le mie colleghe abbiamo dato i nostri numeri ai genitori, che in forma privata ci inviano i lavoretti dei loro figli, a cui noi rispondiamo personalmente. Inoltre se un giorno qualcuno vuole chiamarci o mandarci un messaggio vocale rispondiamo volentieri”. Racconti di questo tipo mi fanno pensare che alla materna forse più che di Didattica a Distanza dovremmo parlare di Conforto a Distanza, essere distanti, ma vicini, come ha più volte sottolineato il premier Giuseppe Conte, per superare questo momento e creare quella continuità interrotta bruscamente, ma fondamentale per la serenità e lo sviluppo dei nostri bambini.

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