Alessandra Cascino

scrivo, leggo e correggo

Cronaca dalla quarantena

Quasi due mesi che ci svegliamo senza andare a scuola, che siamo prigionieri delle quattro mura che ci proteggono dal mondo esterno, lo stesso che ogni giorno sembra farci più paura. Le notizie si susseguono a ritmi incalzanti, le agenzie, i telegiornali, i social parlano solo di questo virus.
Per cercare di essere meno in ansia, più lucida, meno triste, più o meno serena, ho deciso pochi giorni dopo la chiusura delle scuole che non avrei visto alcun telegiornale se non la sera, quando i bambini sarebbero stati a letto. La cosa ha funzionato per un po'. Ora serve a poco o niente. I pensieri negativi, la tristezza per chi non c'è più mi bussano nel cuore della notte, si fanno spazio tra le lacrime, e chiudere occhio diventa sempre più difficile. A cosa penso? Ho partorito, ho perso mia madre, e ogni giorno nel dolore comprendo di non aver avuto ancora il tempo per elaborare la sua scomparsa. Per piangerla come si deve. Ma che fortuna aver avuto i medici del Maggiore di Lodi a prendersi cura di lei, che bella cosa averla potuta salutare. Fosse accaduto in questi giorni non avremmo avuto questa possibilità, una tragedia nella tragedia...
Cosa stiamo facendo tutti ora? Sembra che ci stiamo preparando a una lotta senza pari.
Dove stiamo andando? Siamo fermi, ma paradosso, forse così raggiungeremo l'obiettivo.
Che ne sarà di noi, che ormai abbiamo perso la nostra normalità, i nostri gesti, la nostra affettività?
Siamo qui ora, tra un grazie alla vita e il conforto che presto finirà, torneremo a sorridere, stringerci forte a darci la mano. Bisogna solo aspettare, soprattutto quando ci sembra di non farcela e non riuscirci, e credere fortemente che tutto passerà, come fanno le tempeste.
Però c'è un però, ho letto spesso che dopo apprezzeremo tutto di più: cureremo i legami, saremo più indulgenti verso il prossimo, più docili, meno inclini allo scontro...che poi si sa, arrabbiarsi fa pure venire le rughe. Ma come dicevo c'è chi da questa situazione sta guadagnando l'abbrutimento, esteriore non curandosi di sè, di conseguenza interiore non curandosi di ciò che dice, bensì mostrando tutta la malcelata acredine di cui è capace. E in che modo?! Facendo la cosa più ovvia, nonché unica possibile in questo momento, sfogarsi sui social. Ecco così che mi capita da settimane di ricevere commenti e interventi poco carini da una persona che ad ogni mio post correda un messaggio privato nonsense. Il culmine ieri, quando ad un mio sondaggio risponde ancora una volta negativamente e alla mia richiesta di spiegazioni inizia a vomitarmi addosso che se faccio un sondaggio devo aspettarmi la risposta positiva e quella negativa e che nella vita preferisce essere sincero/a. Ringrazio e dico che 1) il sondaggio era rivolto alle persone interessate che mi avevano chiesto precedentemente di fare una cosa del genere 2) che io sono del parere che se non ho niente di buono da dire sia meglio tacere. Apriti cielo! Non l'avessi mai fatto, "non si ragiona così e comunque non ti risponderò più vedo che sei troppo attaccata ai like ultimamente". Vi assicuro che per 2 secondi mi sono sentita Chiara Ferragni alle prese col solito hater. Ritornata alla realtà, dal basso dei miei meno di mille seguaci, mi sono fatta una risata, pensando che non c'è limite alla frustrazione umana, e dando una scorsa ai messaggi ricevuti negli ultimi sei mesi da questa persona la conferma che mi seguiva (perché ora l'ho bloccata) unicamente per criticarmi, e chissà con quante altre persone lo fa. In passato una cosa del genere mi avrebbe ferita nel profondo, oggi con la consapevolezza degli anni, cancello e vado avanti, ma scrivo per tenere memoria e per raggiungere se posso feriti per esortarli a passare oltre e leoni da tastiera per frenare la loro smania.

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