Alessandra Cascino

scrivo, leggo e correggo

Mamma sei forte!

Rimurgino da un po' su questo post, ho paura che scrivendolo io possa andarmi a collocare in quella categoria di “mamme blogger", tanto amata, odiata, copiata, gettonata e ultimamente anche blasonata, dalla quale ho sempre voluto discostarmi - perché non solo dell'essere mamma parla il mio blog - però ecco che questo articolo è lì che mi ritorna in mente, si scrive e riscrive da solo, allora è forse il caso che io gli permetta di uscire.

Mi ritrovo spesso a ripensare a quanto insicura fossi quando il mio bimbo era appena nato, specialmente quando vedo delle altre neomamme con in braccio i loro piccoli fagottini e i loro problemi quotidiani: il latte, la pesata, la poppata, la cacchina, la pipì, e “l'acqua quando si può dare?!. Provo un senso di vicinanza ed empatia nei loro confronti che trovo doveroso dire per forza loro che stanno andando bene, non so esattamente se tutte trovino il mio monito adeguato o utile, però i loro sorrisi dopo sono inequivocabili.

Viviamo in una società, dove ormai conversare con gli sconosciuti in una qualunque sala d'attesa, in fila in posta, o altrove, è considerata pratica inusuale e fuori dal comune. Siamo puntualmente impegnati a far qualcosa e, quasi sempre guardando lo schermo del nostro cellulare, mentre intorno a noi avvengono continuamente cose belle di cui potremmo accorgerci, se solo volessimo. E se questo accade tra sconosciuti, figuriamoci a casa. Laddove la nostra attenzione dovrebbe essere ai massimi livelli, invece per paura di non fare o fare troppo, rischiamo ogni giorno di tralasciare quel piccolo particolare, quello sguardo desideroso di conferme e attenzioni, che i nostri figli, i nostri compagni, mariti, mogli, anelano, ma non hanno il coraggio di pretendere.

Soprattutto quando si diventa mamme non è per niente scontato sentirsi all'altezza, anzi è normalissimo sentirsi inadeguate e certi giorni delle vere “cacchine”, la buona notizia è che solitamente questo senso di colpa tende a diminuire col passare del tempo, e con la pratica, ma una cosa importantissima è che rimanga sempre al suo posto, che sia sempre latente per non farci dimenticare che il ruolo che ricopriamo è di responsabilità, e che quel brutto pensiero resti lì sopito, buono, addomesticato, perché se fuoriuscisse sarebbero dolori! Non c'è niente di peggio di chi credendo di non essere adeguato cominci ad autocommiserarsi (in questo caso eccomi qui presente prima esperta nel farlo, sempre). Prendendo in prestito una frase sentita da Dario Vignali (guru del digital e founder di Marketers), frase mutuata dal gergo inglese, "Fake it until you become it" letteralmente fingi di esserlo finché non lo diventi, ecco Dario e i mentori del public speaking si riferiscono al fingere di essere quello che vogliamo diventare, io torno più terra terra e vi svelo che ci sono giorni che anche se vi chiamaste Maria Montessori, non vi sentireste adeguate al ruolo di mamma, specialmente perché all'inizio l'istinto ci mette un po' a sintonizzarsi. Vengo al dunque, essere mamma non è per niente scontato, è qualcosa che si diventa, molto dipende dal nostro istinto, ma non possiamo, né dobbiamo, colpevolizzarci se questo sentimento certi giorni è fortissimo e altri quasi inesistente, siamo umani/e. E come tali abbiamo bisogno, specialmente subito dopo il parto e ancora di più in seguito, che chi ci gravita intorno ci dica che ce la stiamo cavando bene, che si vede l'impegno e la cura che ci mettiamo. E non si tratta solo di sterilizzare alla perfezione, preparare il brodo bio con le verdure dell'orto a km 0, prendere carne e pesce direttamente in campagna e al e mare... stiamo/state facendo del nostro/vostro meglio anche se qualche volta scongeliamo la pizza a microonde, fidatevi! Il punto è che a dirlo devono essere i risultati e questi si misurano nel nostro grado di soddisfazione. Una mamma felice è sicuramente una mamma soddisfatta. Non ringrazierò mai abbastanza la nostra pediatra, e un'altra dottoressa che ci ha seguiti nel primo anno di vita di Davide, per avermi detto in due occasioni due frasi banali, che però hanno avuto il compito di darmi una carica e una forza tali da dimenticarmi della nostalgia e della voglia di commuovermi per il minimo singulto di mio figlio. Le frasi in questione possono essere condensate in questa: "si vede che sta facendo del suo meglio e il risultato è che il bambino cresce bene". Sembrerà stupido però in quel determinato momento era quello di cui avevo bisogno, ed è stato terapeutico, soprattutto quando stremata, dalla stanchezza e dal senso di colpa, pensavo di abbandonare l'allattamento, cosa che ho continuato a fare fino a quasi due anni e mezzo. Apro una parentesi, allattare è una cosa bellissima, ma non è per tutti facile: certi inizi alla vita sono turbolenti per cui non ci si può colpevolizzare se non siamo o non ci sentiamo portate. E' una cosa che richiede tempo e fatica, ma ha anche degli aspetti molto comodi, per cui per me è stato facile. Ma con ciò non voglio dire che chi non allatta debba sentirsi da meno, o meno-mamma, anzi! E' importante che tale decisione sia supportata in tutto e per tutto da chi ci sta intorno (Hey papà dico prima di chiunque a te!) così che quel brutto senso di colpa resti lì a cuccia e faccia spazio ai pensieri più belli e teneri da costruire col nostro bambino. Insomma maschi, nonne, amiche, amici, ditelo alle mamme che sono forti perché ci sono giorni che proprio non ci credono, e una parolina potrebbe cambiar tutto. Basta osservare, essere attenti, prendersi cura della mamma per prendersi cura del bambino, dagli 0 anni ai 18!

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